Emozione e orgoglio per l’anteprima di “Bisognava andare avanti”, docufilm targato Sky e Cciaa di Pordenone-Udine
Il video ripercorre il cinquantenario del sisma attraverso le voci degli imprenditori e dei testimoni del riscatto economico.
Giovedì 29 seconda proiezione a Pordenone nella sede di Confindustria Alto Adriatico
Occhi lucidi, lungo applauso finale e un profondo senso di orgoglio condiviso. C’era un’atmosfera di intensa partecipazione emotiva, nella Sala Valduga della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, alla prima proiezione in anteprima del docufilm “Bisognava andare avanti – La rinascita del Friuli dopo il sisma“, l’opera audiovisiva di 40 minuti nata da un’idea dell’ente camerale, che ne ha sostenuto e promosso la realizzazione, prodotta da Sky e realizzata da ArtLouder per la regia di Andrea Convertito e Roberto Simeone con la scrittura di Chiara Panzieri.
L’evento ha coinciso con la riapertura ufficiale della Sala Valduga dopo il restyling al palco realizzato nel corso dell’estate. L’iconica aula camerale si è presentata rinnovata nelle sue possibilità di fruizione grazie all’installazione di un nuovo palco modulare: una soluzione tecnologica e logistica pensata per consentire estrema flessibilità di utilizzo – dal modello classico d’assemblea con bancone e pulpito fino alla modalità talk-show per conferenze dinamiche – mettendo ancor più al centro della scena lo storico mosaico di Ernesto Mitri, eseguito dalla Scuola mosaicisti di Spilimbergo (peraltro citato nel docufilm), che ne impreziosisce la parete di fondo e resta il tratto distintivo dello spazio – anch’esso ripulito e restaurato.

Giovanni Da Pozzo – Presidente Camera di Commercio Pordenone-Udine
La genesi dell’opera affonda le radici nel lavoro di ricerca condotto nell’archivio camerale, che attraverso l’incrocio dei dati del Registro Imprese ha rintracciato le aziende delle province di Udine e Pordenone già attive nel maggio 1976 o nate nei mesi dell’emergenza e tuttora operative. Dalla ricerca sono riemersi altri dettagli storici significativi, come gli esami di abilitazione al commercio, ripresi già pochi giorni dopo la prima scossa, o la consegna delle chiavi delle roulotte agli imprenditori per permettere loro di continuare a operare anche nell’emergenza.
«Abbiamo voluto questo docufilm con uno sguardo rivolto al futuro, per offrire una testimonianza tangibile della tenacia del nostro popolo», ha ricordato nel suo intervento il presidente Cciaa Giovanni Da Pozzo. «Non si è trattato di una generica ‘resilienza’, termine oggi abusato, ma della volontà concreta di ‘ricostruire meglio di prima’. È da quella ferita e da quel modello organizzativo rapido e pragmatico che è nata la vocazione del Friuli Venezia Giulia moderno, oggi tra le regioni più dinamiche, orientate all’export e all’innovazione d’Europa. Con questo sguardo all’oggi e al futuro abbiamo voluto raccontare la storia di questi 50 anni e di come da un’immane tragedia l’economia di questa terra abbia saputo riemergere più forte di prima: lo si capisce dalla voce di tantissime imprese, quelle grandi ma soprattutto le piccole e piccolissime, di cui nel docufilm diamo testimonianza, che in questi 50 anni hanno saputo creare un tessuto produttivo all’avanguardia e rivolto al domani».
Dopo il debutto udinese, ci sarà immediatamente un secondo appuntamento pubblico in anteprima, in programma giovedì 29 ottobre alle ore 17.30 a Pordenone, all’interno della Sala Convegni di Confindustria Alto Adriatico. Successivamente, da novembre, sarà trasmesso in esclusiva nazionale su Sky Documentaries, in streaming su NOW, con una sintesi da 30 minuti su Sky TG24, per poi approdare sul canale YouTube della Camera di Commercio (@camcompnud).

Foto gruppo protagonisti presenti
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Le voci e i testimoni del docufilm
Di seguito, in sintesi, i contributi dei protagonisti intervenuti nel filmato:
Giovanni Da Pozzo – Presidente Camera di Commercio Pordenone-Udine
«6 maggio 1976. Tutto è crollato. Non ci sono le case, non ci sono le aziende, purtroppo molte persone hanno perso la vita. Ma il primo pensiero del popolo friulano, spronato anche dalle istituzioni e dalla Chiesa, è stato guardare avanti. Il fasìn di bessôi non è mai stato un concetto di isolamento, ma l’essere consapevoli che non si può stare ad aspettare che tutto arrivi dall’alto: devi essere tu protagonista del tuo futuro. In quel momento era tutto distrutto, ma si è subito immaginato che cosa fare per guardare al domani. La Camera ebbe un ruolo importante e fu punto di riferimento per gli imprenditori. Non c’era un primo attore, c’era un sistema che ha funzionato, che ha garantito il mantenimento di un senso di comunità indispensabile e consentito di tornare subito alla dignità del lavoro per guardare avanti».
Alessandro Cimenti – Funzionario Camera di Commercio Pordenone-Udine
«Dalle carte che abbiamo trovato è emersa la velocità della risposta dello Stato, della Regione e della Camera di Commercio. Il terremoto è accaduto il giovedì e il lunedì successivo la Regione aveva già legiferato e la Camera firmato i primi provvedimenti. La ricerca tra Registro Imprese e archivi ci ha permesso di raccogliere un gran numero di imprese attive allora e ancora oggi, molte con gli stessi titolari o con passaggio generazionale. La Cciaa rilasciò subito tante licenze provvisorie di panificazione per le tendopoli. Le roulotte consegnate ai commercianti furono poi restituite, spesso con lettere di accompagnamento e di ringraziamento. Nelle mie ricerche in archivio una cosa mi emozionato profondamente: trovare la busta con dentro ancora le chiavi delle roulotte restituite».
Nilla Clarino – Titolare Bar alla Terrazza (Flagogna – Forgaria nel Friuli)
«Praticamente subito dopo la prima scossa abbiamo aperto il nostro bar e facevamo da mangiare per tutti quelli che lavoravano incessantemente nella zona, perché capivamo che si doveva riprendere a vivere. Anche con la paura, la mattina dopo avevamo già la forza morale di rialzare la serranda e ripartire».
Mauro Collini – Storico parrucchiere di Gemona del Friuli
«Pochi giorni dopo la scossa un medico mio amico, impegnato nell’assistere le persone, mi chiese di tagliare i capelli nelle tendopoli per assicurare una maggiore igiene. Così presi i miei strumenti, forbici e pettini, e usando dei sacchi al posto delle mantelle passavo le giornate lavorando tra gli sfollati sotto scosse di assestamento continue. Poi a novembre avevo già il prefabbricato di casa e del negozio e ho ricominciato a lavorare, il doppio di prima. È stato un nuovo inizio per tutti e a Natale avevamo tutti i negozi aperti e le luci accese. Grazie all’aiuto di tutto il mondo».
Marco Fantoni – Gruppo Fantoni (Osoppo)
«Io non ero nato nel 1976, ma sono cresciuto con il racconto del terremoto, che mi emoziona ancora, sapendo ciò che hanno dovuto fare mio padre, la mia famiglia e tutto il nostro popolo. La nostra azienda all’epoca subì danneggiamenti ingenti, ma la famiglia decise subito di dare un segnale di continuità, distribuendo le buste paga davanti alle macerie per far sentire vicinanza alle persone e continuità. Oggi la nostra azienda cerca sempre di guardare lontano, ma siamo indissolubilmente radicati in questa terra».
Stefano Gollino – Titolare Ondulati e Imballaggi del Friuli (ex Scatolificio 4S di Venzone)
«C’è stato subito uno slancio: tutti si adoperavano per aiutarsi tra parenti e vicini. La gente era ottimista e voleva risolvere subito l’emergenza. La nostra azienda da quella tragedia ha trovato la forza di ripartire, di crescere, espandersi e fondare nuove unità produttive in regione e fuori. Nel nostro territorio, il senso di appartenenza è rimasto forte: chi investe e produce qui ha a cuore la sua terra, ci tiene al suo ruolo sociale di imprenditore e si prende cura del suo territorio».
Sergio Cumini – Cumini Casa
«Abbiamo continuato a operare dopo la prima scossa. Invece la seconda, di settembre, è stata per noi devastante. Mio padre, nel giro di una notte, si è ritrovato con tutti i piani dell’impresa ripiegati su loro stessi: tutto quello che aveva costruito in una vita era distrutto. Ma non avrebbe mai sopportato di andare via dalla sua Gemona, così nel giro di quattro anni abbiamo rimesso in piedi tutto e noi figli siamo passati da una struttura unica a ben sette attività. La nostra vicenda è un simbolo di ciò che molti fecero».
Nevio Cosani – Ledraplastic Spa
«La nostra azienda era stata pesantemente danneggiata e l’abbiamo dovuta demolire completamente. Siamo ripartiti da zero ed è stato uno shock, ma con la tenacia e la voglia di lavorare entro nove mesi eravamo di nuovo produttivi, grazie al supporto delle maestranze tornate al lavoro e dei clienti che ci hanno atteso. Il terremoto, nella sua tragedia, ci ha portato poi ad aprirci veramente al mondo».
Anna Lenisa – vicesindaco di Preone (il villaggio turistico “La Girandola” è gestito oggi da Alessia Benardis)
«A metà degli anni ’80, quando tutti avevano ormai la loro casa o si erano trasferiti, il Comune ha deciso di riconvertire le casette prefabbricate ad uso turistico per invogliare le persone a venire a visitare Preone. Ora queste casette sono un villaggio che ospita turisti e rappresentano un messaggio di speranza su come da una tragedia si possa ripartire e fare qualcosa di positivo».
Paolo Mosanghini – Condirettore Messaggero Veneto (Gruppo NEM)
«Il Messaggero Veneto, giorno dopo giorno, raccontò le storie delle persone per essere vicino alle popolazioni che cinquant’anni fa non avevano altro mezzo per informarsi se non il giornale quotidiano, come il nostro. Quelle pagine sono diventate la storia di questa terra. Ci fu l’intuizione dell’allora direttore Vittorino Meloni di regalare il giornale nelle tendopoli, arrivando così a migliaia di persone. Il ruolo fu fare da tramite tra popolazione e istituzioni, rimanendo un giornale in prima linea accanto alle comunità devastate dal dolore».
Flavio Pressacco – Professore emerito di Matematica Finanziaria all’Università di Udine, testimone della nascita dell’Ateneo friulano
«L’idea di un’università del Friuli a Udine prende corpo nella seconda metà degli anni ’60, ma il terremoto ebbe un ruolo determinante per accelerare il processo. L’università fu sostegno diretto alla ricostruzione con la capacità ingegneristica dedicata alla difesa del suolo per ricostruire in maniera appropriata. Nacque subito Ingegneria, poi Lingue e Agraria. Questa scelta si rivelò straordinaria per il futuro. Il Friuli fu molto abile a costruirsi non soltanto il futuro immediato della ricostruzione, ma un futuro strategico».
Gigi Di Meo – Giornalista, Direttore de Il13Tv, cronista ai tempi del terremoto
«Abbiamo registrato fin dai primi minuti che il nostro popolo era già con le mani tra le macerie per rimuovere, cercare e rimettere a posto, creando subito i primi ricoveri. Oggi possiamo dire che il Friuli è ricostruito e che dalla tragedia è diventato una regione viva. La paura che il sisma avrebbe provocato un’altra emigrazione non si è avverata: ci tirammo su le maniche e rifacemmo ancor meglio il nostro Friuli. Un’immagine è quella delle mura di Venzone crollate e l’idea geniale di numerare ogni singola pietra: quel muro che l’Orcolat pensava di aver abbattuto è stato ricostruito pezzo per pezzo».
Livio Jacob e Piera Patat – Cineteca del Friuli
«La Cineteca è nata letteralmente dal terremoto: quando Gemona è stata distrutta, siamo partiti con il cinema nelle tendopoli e così è nata la scintilla per fondare la nostra realtà. La nostra prima sede era nella Baracca 11B, nella più grande tendopoli di Gemona. Portare proiezioni e film tra gli sfollati sotto le tende serviva a restituire memoria, speranza e momenti di serenità a chi aveva smarrito ogni riferimento».
Elena Beltrami – Archivio Cinema del FVG
«La Cineteca nasce dalla volontà di Livio, Piera e dei loro amici di partecipare da subito a ricostruire la vita delle persone e a sostenerle dal punto di vista morale. Il loro impegno è stato talmente grande che nel 1989 la Federazione Internazionale Archivi Film l’ha accolta tra i suoi membri, portando nel 2006 al riconoscimento legislativo della Regione e alla nascita dell’Archivio Cinema Friuli Venezia Giulia, dove è conservato tutto il patrimonio in pellicola. Dalle immagini d’epoca emerge la forza straordinaria della gente: il desiderio non di piangersi addosso, ma di ricostruire, sostenuto da una politica intelligente».
Gian Piero Brovedani – Direttore Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo
«Il terremoto è stato per la nostra storica scuola uno spartiacque. Nel 1976 qui venivano a formarsi pressoché solo i nostri giovani locali, mentre oggi arrivano studenti da tutti i continenti, con ben 15 nazionalità presenti. Manteniamo la nostra tradizione e il nostro saper fare divulgando un’arte specifica di questo territorio, che dà ottimi risultati anche dal punto di vista economico ed è aperta al mondo. Se nel 1976 c’erano soltanto uno o due laboratori artigiani in Fvg, oggi siamo arrivati a 65».




