La moria del kiwi, dall’emergenza alla gestione sostenibile
Un centinaio di studiosi di tutta Italia affrontano una delle emergenze più gravi della frutticultura. Convegno nazionale martedì 15 settembre, dalle 9, auditorium della Biblioteca scientifica. Nell’ambito del progetto “Sos kiwi” guidato dall’Università di Udine e finanziato con 800mila euro dal Progetto Ager, promosso da 18 fondazioni bancarie, tra cui la Fondazione Friuli.
La “Moria del kiwi: dall’emergenza alla gestione sostenibile” è il tema del convegno nazionale in programma martedì 15 settembre all’Università di Udine su una delle emergenze più gravi della frutticoltura italiana. I lavori si terranno, dalle 9, nell’auditorium della Biblioteca scientifica dell’ateneo (via Fausto Schiavi 44, Udine). Parteciperanno un centinaio di studiosi in rappresentanza di tutti i segmenti della filiera nazionale del kiwi. «Verranno presentati – spiegano i coordinatori scientifici del convegno, Marta Martini e Paolo Ermacora –, i risultati sinora ottenuti, dall’identificazione dei patogeni associati alla moria, fino alle strategie di contenimento oggetto delle prime sperimentazione in campo». Porteranno i saluti iniziali il delegato dell’ateneo alla ricerca, Francesco Pitassio, e il direttore del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali, Edi Piasentier.
La malattia
Le piante colpite dalla “moria dei kiwi” (Kiwifruit vine decline syndrome, Kvds), incapaci di assorbire acqua e nutrienti, vanno incontro a un collasso dell’apparato radicale che ne provoca la morte nel giro di due anni. Il deperimento della pianta dipende dall’azione di patogeni presenti nel terreno che aggrediscono le radici. Il fenomeno coinvolge intere filiere e territori a forte vocazione frutticola.
La storia della “moria”
Segnalata per la prima volta in Veneto nel 2012 e nel 2015 in Friuli Venezia Giulia, la “moriai” ha causato a livello nazionale la perdita di circa il 25% delle superfici coltivate a kiwi. I danni stimati ammontano tra gli 85 e i 131 milioni di euro l’anno. Per comprenderne le cause e trovare soluzioni è in corso il progetto nazionale “Sos Kiwi” coordinato dall’ateneo friulano che lavora con altri quattro partner. Si tratta delle università di Torino, “Federico II” di Napoli, “Mediterranea” di Reggio Calabria e la Fondazione Agrion. Il progetto, pluriennale, è finanziato con 800mila euro dal Progetto Ager – Agroalimentare e ricerca, promosso da 18 Fondazioni di origine bancaria, tra cui la Fondazione Friuli.
Il ruolo dell’Università di Udine
L’ateneo friulano opera con un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali. Il team di studiosi si occupa, in particolare, di selezionare delle specie di actinidia resistenti o tolleranti alla moria su cui innestare le varietà commerciali, visto che la malattia colpisce le radici. Accanto a questo sviluppa strategie di diagnosi per i patogeni coinvolti oltre che strategie di prevenzione e controllo biologico.
Il programma
I lavori del convegno si articolano in cinque sessioni. La prima è dedicata allo stato dell’arte sulla moria in Italia. Interverranno: Gianni Tacconi (Centro di genomica e bioinformatica del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – Crea), “Kiwi: Ripartiamo da zero, ripartiamo dalle radici”; Giacomo Falcone (Università Mediterranea di Reggio Calabria), “Valutazione economico-ambientale dell’impatto della moria del kiwi”. Modereranno Paolo Ermacora, dell’Università di Udine, e Davide Spadaro, dell’Università di Torino.
La seconda sessione è centrata sull’eziologia, cioè sulle conoscenze delle cause della moria. Ne parleranno: Davide Spadaro, “Ruolo di Phytopythium vexans e della sommersione nello sviluppo della moria del kiwi”; Davide Tommasini (Università di Udine), “Diagnosi molecolare mediante qPCR per tracciare Phytophthora sojae-like, un importante oomicete associato alla moria del kiwi”; Saveria Mosca (Università Mediterranea di Reggio Calabria), “Kvds e microbioma associato: analisi su scala nazionale”; Giorgio Mariano Balestra 8Università della Tuscia), “Caratterizzazione della fisiologia e del microbioma di piante di kiwi affette da moria nel Lazio”. Marta Martini (Università di Udine) e Leonardo Schena (Università Mediterranea di Reggio Calabria), saranno i moderatori.
La terza parte dell’incontro riguarderà la microbiologia del suolo come risorsa per la gestione della moria. Coordinati da Valeria Ventorino (Università di Napoli “Federico II”) e Alessandra Salvioli Di Fossalunga (Università di Torino) ne discuteranno: Valeria Ventorino, “Consorzi microbici benefici per il supporto alla resilienza del kiwi nei suoli affetti da moria” e Chiara Bernardini (Università di Udine), “Dal laboratorio al campo: sviluppo e prime valutazioni di nuovi consorzi microbici contro la moria del kiwi”.
L’agronomia e le risorse genetiche per la gestione della moria è invece il tema della quarta sessione. Moderata d Guido Cipriani (Università di Udine) e Michela Schiavon (Università di Padova) vedrà gli interventi di: Elena Negro (Fondazione Agrion), “Metodi agronomici per il contenimento della moria”; Bartolomeo Dichio (Università della Basilicata), “Acqua, ossigeno e radici: la gestione degli equilibri agronomici nella prevenzione e nel recupero della moria del kiwi”; Gloria De Mori (Università di Udine), “Sos–Kiwi: Genotipi resilienti e compatibilità di innesto per contrastare la moria del kiwi”; Simone Saro “Agenzia regionale per lo sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia – Ersa), “Strategie di contrasto alla moria con l’utilizzo di portinnesti commerciali”.
La sessione conclusiva sarà introdotta dall’intervento intitolato “Dalla ricerca al campo per condividere conoscenze e soluzioni” di Elisabetta Talevi-Paletto (Università di Torino). Seguirà la tavola rotonda ”Dopo i risultati, quali sfide per il futuro della filiera?”. Parteciperanno: Raffaele Testolin e Paolo Ermacora (Università di Udine), Irene Donati (Zespri), Mirco Stefanati (Kikokà), Paolo Tonello (direttore del Servizio fitosanitario della Regione Friuli Venezia Giulia). coordinerà Riccardo Loberti (Progetto Agroalimentare e ricerca – Ager). (sg)



