Dopo tre secoli di silenzio, a Pordenone rinasce un capolavoro barocco
Evento eccezionale promosso da “La Via delle Arti” in collaborazione con Fondazione Friuli
e Teatro Verdi di Pordenone: la riscoperta dell’opera dimenticata di Maria Anna von Raschenau unisce il cammino verso Pordenone Capitale della Cultura 2027 all’ottavo centenario francescano.
Il 22 settembre segna una data di straordinario rilievo per la vita culturale di Pordenone e dell’intero panorama musicale europeo. Sul palcoscenico del Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” si terrà infatti la prima esecuzione integrale in tempi moderni — a oltre trecento anni dalla sua scrittura — dell’oratorio “Le sacre stimmate di San Francesco d’Assisi”, capolavoro della compositrice barocca austriaca Maria Anna von Raschenau. Promossa dalla Fondazione Friuli in stretta collaborazione con l’associazione “La Via delle Arti” di Porcia e Teatro Verdi di Pordenone, l’iniziativa si inserisce in un duplice e prestigioso orizzonte temporale: da un lato il percorso di avvicinamento a Pordenone Capitale italiana della cultura 2027, dall’altro le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026), patrono d’Italia.
Genio femminile al cospetto degli Asburgo
La storia di quest’opera e della sua autrice merita un posto di primissimo piano nella storiografia musicale. Compositrice e canonichessa agostiniana nata a Vienna tra il 1644 e il 1650, Maria Anna von Raschenau fu una delle figure più affascinanti e virtuosistiche del Barocco mitteleuropeo. Figlia di un usciere dell’anticamera imperiale, ebbe accesso a un’educazione musicale di altissimo livello, distinguendosi nel canto, nella composizione e nella padronanza di organo, clavicembalo, liuto, violino e flauto. Entrata intorno al 1672 nel convento viennese di San Giacomo auf der Hülben — celebre per la sua eccelsa tradizione musicale —, divenne nel 1710 Chormeisterin (maestra di coro), dirigendo un ensemble femminile molto stimato dalla famiglia imperiale. In un periodo storico durante il quale alle donne non erano concesse ampie libertà espressive, la Raschenau seppe imporre il proprio ingegno al pari delle più note compositrici coeve, come Camilla de Rossi, Maria Grimani e Caterina Benedicta Grazianini. “Le sacre stimmate di San Francesco d’Assisi” risuonò per la prima volta il 25 luglio 1695, durante la consueta “visita stazionale” dell’imperatore Leopoldo I d’Asburgo al convento in occasione della festa di San Giacomo. Leopoldo I, sovrano di profonda religiosità e musicista egli stesso, era solito seguire le esecuzioni partitura alla mano; fu proprio grazie alla sua abitudine di collezionista che il manoscritto è sopravvissuto ed è giunto fino a noi, custodito nella Biblioteca Nazionale Austriaca di Vienna (Österreichische Nationalbibliothek), mentre il libretto a stampa — con testi curati da Marco Antonio Signorini, medico di corte — si conserva alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.

Emancipazione femminile ante litteram
Nell’anno in cui ricorrono anche gli 80 anni dal primo voto delle donne italiane, la riscoperta della Raschenau si offre anche come un omaggio al genio femminile resiliente, capace di superare gli ostacoli del proprio tempo e di trasformare la clausura monastica in un laboratorio di bellezza e creatività.
Un’architettura musicale rinata in tutta la sua ricchezza
L’esecuzione del 22 settembre restituirà l’opera nella sua autentica e originale veste sonora. Sotto la direzione del maestro Roberto Zarpellon, autorevole figura nel panorama internazionale della musica antica e della prassi storica, l’evento vedrà l’impiego rigoroso di strumenti d’epoca e un approccio filologico fedele alle intenzioni dell’autrice. Sul palco si uniranno tre compagini di altissimo livello: l’Orchestra Tiepolo Barocca del FVG, l’Orchestra Mitteleuropea “Lorenzo da Ponte” e il Venice Monteverdi Academy Choir, sotto la direzione artistica del maestro Diego Cal.
Sotto il profilo formale, l’oratorio — dramma sacro in forma di concerto, privo di allestimento scenico — si articola in due parti e richiede otto personaggi: il Testo (voce narrante), Cristo Redentore, San Francesco e cinque Serafini. La scrittura della Raschenau fonde la complessa tradizione contrappuntistica viennese con le novità dello stile italiano — l’aria col da capo, il policoralismo di scuola veneziana e la chiara separazione tra recitativi e arie — arricchendola con raffinati figuralismi espressivi. Se originariamente l’oratorio veniva eseguito interamente dalle religiose (con le monache cosiddette Bassistinnen che coprivano le parti gravi di tenore e basso), oggi la partitura rinascerà in tutta la sua ricchezza timbrica.
San Francesco si immedesima in Cristo, una lezione attuale anche oggi
Al centro dell’opera vi è il racconto dell’evento prodigioso avvenuto nel settembre del 1224 sul monte della Verna, quando San Francesco ricevette sul proprio corpo le piaghe di Cristo Crocifisso. Ispirandosi alla “Legenda maior” di San Bonaventura, la Raschenau e il librettista Signorini trasformano il fatto mistico in un luogo teologico attualizzante: un memoriale in grado di proiettare l’ascoltatore direttamente al cospetto del Poverello d’Assisi. San Francesco, primo uomo nella storia a portare visibilmente i segni della Passione, incarna il concetto di “conformatio” a Cristo: un’immedesimazione nata dalla preghiera contemplativa, dall’umiltà e da un amore totalizzante. Nel pensiero del Santo si rintraccia l’origine di un sentimento di straordinaria attualità: l’attenzione verso chi è accantonato dalla società e l’idea che ogni essere umano sia prezioso e degno di rispetto. Un valore espresso anche nel costante supporto che Francesco diede al ruolo delle donne nella Chiesa, sostenendo con forza l’esperienza di Santa Chiara.
Pordenone al centro della riscoperta culturale
Riportare alla luce una partitura rimasta in silenzio per oltre tre secoli non è soltanto un’operazione di rigoroso recupero musicologico, ma un dono prezioso per la comunità e un momento di alto profilo per il territorio che la Fondazione Friuli ha voluto dare. Pordenone si conferma così un centro propulsore di cultura, capace di dialogare con la grande storia mitteleuropea. L’appuntamento del 22 settembre al Teatro Verdi rappresenta un invito irrinunciabile per riscoprire il talento di una compositrice ingiustamente dimenticata e per vivere un’esperienza in cui musica, arte e spiritualità tornano a parlare con forza al nostro presente.
Biglietti 10 euro disponibili Online www.teatroverdipordenone.it e alla Biglietteria del Teatro Verdi Pordenone – aperta dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19 – Tel. 0434 247624




