In città e paesi botteghe in via di estinzione
In queste settimane estive molte attività artigiane hanno abbassato le serrande per ferie. Ma per tante botteghe quelle saracinesche si sono chiuse da tempo e, purtroppo, per sempre. Non hanno retto il peso di una concorrenza sempre più aggressiva, dei costi crescenti e di una domanda che è cambiata profondamente che spesso penalizza proprio le piccole realtà.
Dopo il picco massimo ottenuto nel 2008, con quasi 1,5 milioni di attività, successivamente il numero complessivo è sceso costantemente; nel 2025 le sedi di imprese artigiane attive in Italia hanno toccato 1,22 milioni di unità. Anche il numero di artigiani è ininterrottamente diminuito. Se nel 2015 avevamo 1,7 milioni di persone, nel 2025 ne contavamo quasi 1,3 milioni, praticamente quasi 434mila in meno (-25%).
In Friuli Venezia Giulia siamo passati dalle 38.234 imprese attive nel 2015 a 31.009 nel 2004, per scendere sotto la soglia delle 30mila (29.488) nel 2025. In percentuale, in un decennio, la riduzione è stata del 22,9%. In termini assoluti, invece, hanno abbassato definitivamente le saracinesche ben 8.746 attività dal 2015 al 2024. E il trend continua: altre 1.521 imprese hanno chiuso definitivamente i battenti nel 2025.
Nelle città, in particolare, le botteghe artigiane sono ormai una presenza sempre più rara, fino a rischiare l’estinzione, ma anche nei piccoli centri non va meglio. E quando scompare una bottega non si perde soltanto un’attività economica: si spegne un presidio di socialità, di competenze e di identità. La scomparsa progressiva dell’artigianato sta cambiando il volto dei nostri quartieri e delle nostre piazze, rendendoli più anonimi e impoverendo la qualità della vita delle comunità che li abitano. Lo scenario rimane a tinte fosche anche nei borghi, nelle zone di montagna e nei paesi di provincia. La contrazione del numero di artigiani va di pari passo con lo spopolamento che stanno subendo questi luoghi.
Già oggi quando si rompe una tapparella, il rubinetto del bagno perde acqua o dobbiamo sostituire l’antenna della Tv, trovare un professionista del settore è molto difficile, figuriamoci fra qualche anno. A seguito del progressivo invecchiamento della popolazione artigiana e la corrispondente contrazione dei giovani che si avvicinano a questi mestieri, anche a seguito del calo demografico, è molto probabile che entro un decennio reperire sul mercato un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista in grado di eseguire un intervento di riparazione/manutenzione presso la nostra abitazione o nel luogo dove lavoriamo sarà un’operazione difficilissima.
Va comunque segnalato che questa riduzione in parte è anche riconducibile al processo di aggregazione/acquisizione che ha interessato alcuni settori dopo le grandi crisi 2008/2009, 2012/2013 e 2020/2021. Purtroppo, questa “spinta” verso l’unione aziendale ha compresso la platea degli artigiani, ma ha contribuito positivamente ad aumentare la dimensione media delle imprese, spingendo all’insù anche la produttività di molti comparti; in particolare, del trasporto merci, del metalmeccanico, degli installatori impianti e della moda.
Negli ultimi anni i negozi di vicinato stanno attraversando una fase di forte difficoltà. Le cause sono molteplici e legati ai diversi cambiamenti economici, sociali e tecnologici che si sono registrati nel tempo. Il primo fattore è la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce. I grandi supermercati e le piattaforme online riescono a offrire prezzi più bassi grazie alle economie di scala: comprano grandi quantità di merce, hanno costi unitari minori e una logistica molto efficiente. Il piccolo negozio, invece, acquista poco, paga di più i fornitori e non può competere sul prezzo. Inoltre, l’online offre comodità, ampia scelta e consegna a domicilio, elementi sempre più apprezzati dai consumatori.

Un secondo elemento riguarda il cambiamento delle abitudini di consumo. Oggi si fanno meno acquisti frequenti e più acquisti concentrati. Le famiglie hanno meno tempo, si spostano di più in auto e preferiscono luoghi dove possono “fare tutto insieme”. Questo penalizza i negozi di prossimità, che storicamente vivevano su una clientela quotidiana e fidelizzata.
C’è poi il tema dei costi fissi elevati. Affitti commerciali, utenze, tasse locali e contributi pesano molto di più su una piccola attività che su una grande catena. Anche brevi periodi di calo delle vendite possono mettere in crisi l’equilibrio economico di un negozio di vicinato, che spesso ha margini ridotti e poca capacità finanziaria.
Un altro fattore importante è il declino demografico e l’invecchiamento della popolazione in molti quartieri e nei piccoli comuni. Meno abitanti equivale a dire meno clienti. Inoltre, la scomparsa di servizi pubblici, scuole o uffici riduce il passaggio di persone e rende le strade commerciali meno vive.
Mentre le nuove tecnologie avanzano, cambiando tutti i settori produttivi, che ne sarà dei mestieri manuali? Nessuno ha una risposta certa, ma è probabile che l’intelligenza artificiale non farà sparire gli artigiani. Piuttosto, li dividerà in due gruppi.
Il primo è quello di chi userà l’AI come un aiutante instancabile. Il falegname potrà avere dieci idee di tavolo in pochi secondi, il muratore preparerà preventivi mentre è ancora al lavoro in cantiere, il ceramista non dovrà più perdere tempo a scrivere post sui social. In questi casi l’AI non ruba tempo: lo restituisce, lasciando più spazio alla vera manualità.
Il secondo gruppo è quello di chi si troverà l’AI come concorrente. Succede soprattutto dove il prodotto si può standardizzare: mobili stampati in 3D, abiti “su misura” pronti in un’ora, grafiche create in automatico al posto del designer. Qui il rischio è concreto, perché costa meno e spesso il cliente non riesce più a distinguere un oggetto fatto a mano da uno realizzato da una macchina.
Chi se la caverà meglio? Chi restaura – un mobile antico non lo ripara nessuna macchina –, chi lavora nel lusso su misura, chi ripara e chi vende soprattutto un’esperienza: corsi, botteghe aperte al pubblico, la possibilità di vedere il gesto artigianale dal vivo. Il pericolo vero, allora, non è che l’AI porti via il lavoro agli artigiani. È che chi la sa usare diventerà molto più veloce di chi lavora “solo con le mani” – e per i clienti sarà sempre più difficile accorgersi della differenza.





