Confindustria Fvg: crescere è giusto ma servono regole equilibrate
Il riordino dell’Artigianato apre alla crescita dimensionale delle aziende
«Bisogna evitare che la diversa classificazione giuridica produca un vantaggio competitivo non legato all’efficienza» – avverte il Presidente di Confindustria FVG Pierluigi Zamò.
Consentire alle imprese artigiane di crescere, innovare e rafforzarsi è un obiettivo condivisibile; il problema nasce quando aziende con dimensioni analoghe, inserite nelle stesse filiere e in concorrenza sugli stessi mercati, possono essere sottoposte a regole e costi significativamente differenti: è il punto sul quale Confindustria Friuli Venezia Giulia richiama l’attenzione – analogamente a quanto dichiarato da Francesco Somma, Vicepresidente di Confindustria per la Cultura di Impresa e la Certezza del Diritto – in riferimento alla riforma dell’artigianato prevista dalla legge n. 34 del 2026, che delega il Governo a ridefinire la disciplina entro gennaio 2027.
Tra i criteri indicati figurano lo sviluppo dimensionale delle imprese, l’adeguamento alle nuove condizioni di mercato e la revisione dei requisiti che definiscono l’impresa artigiana. Saranno i decreti attuativi a stabilire concretamente limiti e condizioni. Nel dibattito sulla riforma è stata prospettata anche la possibilità di estendere fino a 49 dipendenti i limiti dimensionali per diverse tipologie di impresa artigiana. Una scelta che potrebbe avvicinare sensibilmente il perimetro dell’artigianato a quello dell’industria, soprattutto nella manifattura, nella meccanica, nella subfornitura, nell’installazione e nei servizi tecnici.
Secondo le stime elaborate da Confindustria, lo scenario potrebbe interessare tra 45 e 60 mila imprese manifatturiere con 18-49 addetti e tra 1,3 e 1,8 milioni di lavoratori. Il possibile differenziale del costo del lavoro tra contratto industriale e artigiano è stimato nell’ordine del 12-18 per cento.
«Non c’è alcuna contrapposizione tra industria e artigianato – precisa Pierluigi Zamò, Presidente di Confindustria FVG – ; il sistema produttivo regionale vive della complementarità tra imprese di dimensioni e specializzazioni diverse. Ma quando aziende con struttura produttiva e organizzazione comparabili operano nello stesso mercato, bisogna evitare che la diversa classificazione giuridica produca un vantaggio competitivo non legato all’efficienza o alla capacità di innovare».
Per Confindustria FVG il tema è dunque l’equilibrio delle condizioni operative delle imprese: costo del lavoro, contratti applicati, sistemi di welfare e altri oneri possono incidere in modo significativo sulla concorrenza tra aziende che svolgono attività sostanzialmente analoghe. «La crescita delle imprese va favorita – conclude Zamò – ma senza creare squilibri tra aziende che competono nelle medesime filiere. La riforma dovrà quindi accompagnare lo sviluppo dell’artigianato salvaguardando condizioni di concorrenza coerenti e trasparenti».
In foto: Pierluigi Zamò, Presidente di Confindustria FVG




