Riuso delle acque depurate in FVG: attraverso CAFC la sfida diventa progetto
Tutelare le falde, ridurre i prelievi, rafforzare la resilienza idrica. La società CAFC mette in campo, grazie al supporto della Regione FVG, progetti di riuso delle acque depurate da sette milioni di euro, con due poli di sviluppo a Lignano Sabbiadoro e San Giorgio di Nogaro. Il nodo aperto: rendere conveniente, per industrie e agricoltori, l’uso dell’acqua affinata, per un effettivo utilizzo
La Regione Friuli Venezia Giulia si fa promotrice di specifici finanziamenti per progettazioni e realizzazione di infrastrutture per il riuso delle acque reflue depurate. CAFC risponde alle indicazioni regionali ed in qualità di mandatario della rete Smart Water Management FVG, in collaborazione con gli Enti Gestori presenti, intende avviare apposite progettazioni per la realizzazione di un Master Plan sul riutilizzo delle acque reflue urbane a scopo irriguo e ed industriale a livello dell’interna Regione, con lo scopo di inquadrare l’opportunità del riutilizzo su scala di maggiori dimensioni oltre a considerare, sul territorio di propria competenza, due interventi puntuali individuati a San Giorgio di Nogaro, in raccordo con il Consorzio Industriale COSEF, per lo sviluppo di un acquedotto duale nella zona industriale dell’Aussa Corno e Lignano Sabbiadoro, con il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, per l’utilizzo agricolo.
Si tratta di risposte concrete con cui i territori possono tutelare le falde, ridurre i prelievi e rafforzare la resilienza idrica in un contesto di forte cambiamento climatico e maggiore pressione sulla risorsa idrica. L’obiettivo è molto chiaro in entrambe le progettazioni: realizzare infrastrutture e modelli gestionali in grado di riutilizzare acque depurate “affinate” in ambito non potabile, a beneficio del bilancio idrico complessivo.
“Il riuso delle acque depurate non è più solo un tema sulla carta, ma un’opzione tecnica matura che dobbiamo non solo realizzare ma soprattutto rendere economicamente sostenibile per chi la userà davvero”, sottolinea il presidente di CAFC, Salvatore Benigno. “Per questo abbiamo impostato il lavoro partendo dalla domanda reale di industrie e agricoltori con partner qualificati come il COSEF e il Consorzio Bonifica Pianura Friulana e per questo chiediamo, insieme alla Regione, alle Autorità Centrali competenti, di costruire dei meccanismi che rendano l’acqua affinata una scelta conveniente, non un costo in più. Solo così il riuso diventerà una vera e propria best practice e non solo un esperimento.”
AUSIR (Autorità Unica per i Servizi Idrici e i Rifiuti del FVG) con deliberazione dell’Assemblea regionale d’ambito ha recentemente approvato l’elenco degli interventi da finanziare, includendo uno studio di fattibilità generale per un masterplan regionale sul riutilizzo delle acque reflue urbane a scopo irriguo e industriale con risorse assegnate per euro 400.000 e gli interventi di progettazione e realizzazione CAFC per San Giorgio di Nogaro e Lignano Sabbiadoro per complessivi sette milioni di euro.
Sul versante industriale, CAFC ha impostato il lavoro partendo dal dato più concreto: capire chi può utilizzare l’acqua affinata, quanta ne serve e con quali requisiti. Per questo è stata predisposta una survey inviata al COSEF per mappare i potenziali insediati interessati e i fabbisogni (volumi, qualità richiesta, caratteristiche degli impianti idrici interni). È il passaggio che consente di progettare non “in astratto”, ma su domanda reale.
Sul versante agricolo, è già stato predisposto un “Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali” relativo all’affinamento dell’acqua in uscita dal depuratore di Lignano e al suo utilizzo irriguo. Gli esiti dello studio hanno messo in evidenza aspetti tecnici e gestionali legati alla fruizione agronomica dell’acqua trattata, inclusi i costi gestionali, decisivi per passare dalla teoria all’applicazione.
È qui che emerge la sfida più interessante, che CAFC intende affrontare con un approccio “industriale”: la fruizione effettiva. Il riuso funziona solo se competitivi rispetto ai costi di prelievo da falda o da altre fonti, e in un contesto economico segnato da tensioni geopolitiche e incremento dei costi di filiera, qualsiasi ulteriore onere rischierebbe di rallentare l’adozione. Per questo CAFC sottolinea la necessità di valutare, meccanismi incentivanti che rendano il riuso conveniente, valorizzando gli impatti ambientali positivi (meno emungimenti, maggiore tutela della risorsa, minor pressione sugli ecosistemi).
L’idea è costruire un modello magari ispirato ai sistemi di incentivo già visti in altri settori: una logica “premiante”, sulla scia di quanto fatto ad esempio in campo energetico con i “certificati bianchi” in gestione al GSE con effettivi risparmi di costi andando a definire una sorta di “certificati blu”, che riconoscano valore a chi sostituisce acqua primaria con risorsa affinata, trasformando il riuso da obbligo percepito a vantaggio competitivo.




