A Sappada prende forma il carnevale
Tra antichi rituali e identità viva
A Sappada il Carnevale non è una parentesi folcloristica, ma un rito collettivo che scandisce il tempo della comunità e ne custodisce l’identità più profonda.
Il Plodar Vosenocht, così viene chiamato il Carnevale sappadino nella lingua locale di matrice germanofona, rappresenta uno degli appuntamenti più sentiti dell’inverno, capace di coinvolgere residenti e visitatori in un’esperienza autentica, lontana da ogni forma di spettacolarizzazione turistica. Qui il Carnevale si vive come un racconto corale che attraversa i secoli.
Le maschere non sfilano per essere fotografate, ma per mettere in scena la vita stessa della comunità, con ironia, allusione e una sottile forma di rovesciamento dell’ordine sociale. Il calendario segue un rituale antico: tre domeniche consecutive, ciascuna dedicata a un ceto della società tradizionale sappadina. Si inizia con la Domenica dei Poveri, si prosegue con quella dei Contadini e si conclude con la Domenica dei Signori, a cui si affiancano il Giovedì Grasso, il Lunedì dei Rollate e il Martedì dedicato ai bambini. Un ciclo narrativo che restituisce una fotografia vivissima della Sappada di un tempo.
Protagonista indiscusso è il Rollate, figura arcaica e potente, simbolo stesso del Carnevale sappadino. Indossa una maschera lignea intagliata a mano, spesso tramandata di generazione in generazione, una pelliccia, pantaloni a righe e porta alla vita le “rolln”, pesanti sfere di ferro che risuonano a ogni passo. Il suo passaggio non è mai casuale: il suono metallico rompe il silenzio invernale e richiama un immaginario antico, dove il Carnevale segna il confine tra inverno e rinascita, tra caos e ordine.
Dal marzo 2024, il Plodar Vosenocht è entrato ufficialmente a far parte delle Mascherate Arcaiche Dolomitiche, un riconoscimento che inserisce Sappada in una rete culturale alpina di straordinario valore antropologico. Un percorso che ha portato anche alla richiesta di candidatura a Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, a tutela di tradizioni che non sono semplici rievocazioni, ma pratiche vive, tramandate e condivise.

Carnevale a Sappada
Per Sappada questo riconoscimento rappresenta molto più di un titolo. È la conferma di una scelta precisa: preservare la propria identità senza snaturarla, offrendo ai visitatori non un evento costruito, ma la possibilità di entrare in contatto con una cultura autentica, fatta di gesti, linguaggi, maschere e silenzi. Durante il Carnevale, il paese si trasforma in un palcoscenico diffuso dove le borgate diventano luoghi narrativi e ogni incontro è parte della rappresentazione.
Un valore che si riflette anche sul piano turistico. «Il Carnevale di Sappada è uno degli elementi più forti della nostra identità – sottolinea Silvio Fauner, assessore al Turismo del Comune di Sappada – e rappresenta un richiamo sempre più importante per un turismo attento, curioso e rispettoso. La sua appartenenza alle Mascherate Arcaiche Dolomitiche e la candidatura UNESCO rafforzano il posizionamento di Sappada come destinazione autentica, capace di affiancare alla bellezza del paesaggio e alla qualità della ristorazione un patrimonio culturale unico, che rende l’esperienza del soggiorno ancora più profonda e significativa».
In un’epoca in cui molte località inseguono modelli standardizzati, Sappada sceglie la via della coerenza culturale, trasformando il Carnevale in un momento di incontro vero tra comunità e visitatori. Il Plodar Vosenocht non è solo un must dell’inverno sappadino, ma un ponte tra passato e futuro, tra identità locale e riconoscimento internazionale.
Ed è proprio in questa capacità di restare fedele a se stessa che Sappada trova la sua forza: nel suono delle rolln che riecheggia tra le borgate innevate, nei volti scolpiti nel legno, nei gesti antichi che continuano a parlare al presente.
Qui dettagli del programma https://www.sappadadolomiti.com/guida-turistica/il-carnevale/





