Notaio! Ma cos’è la “Smart City”?
Partiamo dall’alto: nel cuore dell’agenda politica dell’Unione Europea per il periodo 2021-2027 c’è una visione ben precisa: città più intelligenti, più verdi, più connesse, e soprattutto più vicine ai cittadini. La trasformazione delle città in “smart city” non è solo un esercizio tecnologico, ma uno strumento di coesione sociale e territoriale, capace di migliorare concretamente la vita dei cittadini europei. In questo scenario, la Regione Friuli-Venezia Giulia si distingue come uno degli esempi più avanzati in Italia, integrando infrastrutture digitali, servizi pubblici innovativi e attenzione al capitale umano.
Il termine “smart city” viene spesso associato a tecnologie futuristiche: sensori ovunque, auto autonome, semafori intelligenti. In realtà, una smart city è una città che usa la tecnologia per rispondere meglio ai bisogni delle persone, ottimizzando i servizi pubblici, riducendo gli sprechi, migliorando la qualità della vita e la sostenibilità ambientale.
Le smart city non sono il fine, ma lo strumento per una società più equa, efficiente e inclusiva. E in questa trasformazione, l’Unione Europea ha deciso di giocare un ruolo da protagonista.
L’UE ha destinato oltre 370 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 alla politica di coesione, lo strumento principe per ridurre le disparità economiche e territoriali tra le regioni europee.
Di questi fondi:
- Oltre 100 miliardi sono destinati alle città;
- 24 miliardi sono gestiti direttamente dai comuni;
- L’8% del FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) deve obbligatoriamente finanziare progetti urbani.
Questa strategia non riguarda solo le grandi capitali europee: anche città medie e piccoli centri urbani sono coinvolti nella trasformazione digitale e nella rigenerazione urbana.
La politica di coesione si articola attorno a cinque Obiettivi Politici (PO), tra cui tre sono particolarmente rilevanti per lo sviluppo urbano:
- PO1 – Un’Europa più intelligente: innovazione, digitalizzazione, trasformazione economica;
- PO3 – Un’Europa più connessa: mobilità intelligente, accesso a internet ad alta velocità;
- PO5 – Un’Europa più vicina ai cittadini: sviluppo urbano sostenibile, coinvolgimento locale.
Oltre ai fondi, la Commissione Europea ha messo a disposizione strumenti pratici per sostenere i territori:
- EU Local Digital Twins Toolbox: crea “gemelli digitali” delle città per simulare e gestire infrastrutture in tempo reale;
- Online Procurement Helpdesk for Cities: aiuta le PA a gestire la transizione digitale;
- European Data Space for Smart Cities: spazio europeo sicuro per condividere dati tra città;
- European Digital Infrastructure Consortium (EDIC): acceleratore di progetti IT a livello europeo.
A questi si aggiungono piattaforme per la trasparenza come Kohesio e Cohesion Open Data Platform, che permettono ai cittadini di monitorare i progetti finanziati.
La Regione Friuli-Venezia Giulia rappresenta un esempio virtuoso di come si possa tradurre la strategia europea in azioni concrete sul territorio. La nostra Regione è stata tra le prime regioni italiane a completare il Piano Banda Ultralarga per le aree bianche (zone prive di connettività commerciale), con oltre 1.600 km di fibra ottica che collegano comuni, scuole, ospedali. Ora la regione è impegnata nel Piano Italia a 1 Giga, che punta a connettere tutte le abitazioni non ancora coperte da internet veloce.
Il progetto SmartCare, sperimentato in FVG, ha introdotto l’uso delle tecnologie digitali per l’assistenza agli anziani e ai malati cronici. L’obiettivo? Permettere loro di vivere più a lungo in modo indipendente, grazie alla telemedicina e al monitoraggio remoto.
La Regione ha avviato la dematerializzazione degli archivi regionali, facilitando l’accesso ai dati, la trasparenza e la riduzione della burocrazia.
A Trieste, la municipalizzata AcegasApsAmga sta sviluppando un digital twin della rete elettrica cittadina. Questo sistema simulerà il comportamento della rete in tempo reale, migliorando l’efficienza, gestendo l’energia prodotta localmente e prevenendo guasti.
La città di Udine sta compiendo un passo significativo verso una visione di “smart city sostenibile”, con un nuovo progetto che integra il monitoraggio del traffico e dell’inquinamento atmosferico. Il progetto, proposto dal Servizio Transizione Digitale, mira a potenziare l’infrastruttura di videosorveglianza già esistente dotando l’amministrazione comunale uno strumento innovativo per la pianificazione urbana nel campo della mobilità e della qualità dell’aria.
Nonostante i numerosi successi, la trasformazione digitale urbana in Italia non è priva di ostacoli. Solo il 40% degli italiani possiede competenze digitali di base, e solo un terzo sa navigare attivamente su Internet. Un dato allarmante che limita l’impatto dei progetti: a cosa serve digitalizzare i servizi, se i cittadini non sanno usarli? Un altro problema è la mancanza di coordinamento tra i vari livelli di governo. Troppe iniziative rimangono isolate, scollegate le une dalle altre, con il rischio di sprecare risorse e perdere opportunità di scala.
La Corte dei Conti europea ha sottolineato questa debolezza, che rappresenta un freno alla scalabilità e alla replicabilità delle soluzioni innovative.
Anche la resistenza alla condivisione dei dati, sia da parte della PA sia da parte dei cittadini, rappresenta un ostacolo. La paura per la privacy e la sfiducia verso le istituzioni possono rallentare l’adozione di tecnologie utili e sicure.
L’esperienza del FVG, e in particolare del progetto SmartCare, dimostra che la tecnologia da sola non basta. Il progetto, pur avendo migliorato l’efficienza del sistema sanitario, ha avuto “scarso effetto sulla qualità della vita” dei pazienti. Questo ci ricorda che la smart city non è un progetto tecnologico, ma umano. Serve investire nelle persone: formazione digitale, partecipazione civica, governance trasparente e vicina ai cittadini. Il futuro delle nostre città non si costruisce solo con cavi in fibra e sensori, ma con fiducia, competenze, collaborazione. L’Unione Europea ha introdotto una visione ambiziosa, accompagnata da risorse concrete. Spetta ora a regioni, comuni e cittadini cogliere l’opportunità di un’Europa urbana più equa, verde e intelligente.
Perché, in fondo, una città è davvero “smart” solo se rende più semplice, giusta e umana la vita delle persone che la abitano.

Notaio Gea Arcella
Assessore Smart City Udine
Laboratorio del Diritto
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