IL Carantan de Contee di Cussignà
I Carantani (in latino Quarantani, in sloveno Karantanci) erano un popolo slavo dell’Alto Medioevo (in latino: “Sclavi qui dicuntur Quarantani “ [“Slavi che sono detti Carantani”], che viveva nel Ducato di Carantania, successivamente noto come Carinzia e che occupava le attuali Austria meridionale e parte della Slovenia. Sono considerati gli antenati dei moderni Sloveni, in particolare degli Sloveni della Carniola. Nel Medioevo, i termini “Carantani” e “Carinziani” erano usati scambievolmente e indicavano sia gli abitanti del Ducato di Carinzia bilingue slavo-germanico, sia gli Slavi meridionali che vivevano entro i confini del Sacro Romano Impero (cioè gli antenati degli attuali Sloveni e Croati dell’Istria). “Cuatri carantans” è una espressione molto conosciuta in tutto il Friuli. Ora che anche il nostro piccolo Friuli è nel web, dal motore di ricerca, digitando “cuatri carantans”, si trovano espressioni tipo “partà cjase chei cuatri carantans…”, “ancje chest an o vin di lâ a scuedi chei cuatri carantans”, “meti in sachete cuatri carantans”, “jessi vendude par cuatri carantans” e si potrebbe continuare.
La moneta venne introdotta nel nostro territorio nel 1286, quando il Conte Mainardo di Tirolo-Gorizia divenne anche Conte di Carinzia.
La Contea di Gorizia nel 1320 vendette per 310 denari i villaggi di Cussignacco, Pradamano e Terenzano ai Conti Savorgnan, i quali fecero del villaggio di Cussignacco la loro residenza estiva.
Per ricordare questo passato, quando le monete avevano l’unico scopo di favorire lo scambio di merci, in luogo del baratto, mai avendo avuto dall’inizio la funzione di essere un bene che si riproduce, è stata realizzata questa “moneta” come simbolo e memoria storica nell’anno di Gorizia-Nuova Gorica Capitale Europea della Cultura, una ri-edizione da Uno e Quattro “Carantan” in forma metallica, con l’emblema del Leone di Gorizia sui 4 Carantans e la Lucertola di Cussignacco sul Carantan minore racchiusi nella scritta “Contee di Cussignà – Contee di Gurizie e Gradiscje”




