Stati d’animo rivoluzionati dal covid: come reagire
Psicologicamente… Dalla pandemia si devono trarre degli insegnamenti, ecco quali
Ansia, attacchi di panico, depressione, paura, rabbia, disturbi digestivi e disturbi del sonno: la seconda ondata del Covid-19 sta riacutizzando le criticità dell’animo di molti friulani che si trovano sullo strapiombo dell’incertezza e della precarietà. Ne abbiamo parlato con il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia, dottor Roberto Calvani, che ha lanciato l’idea alla Regione FVG di attivare specifici protocolli di Pronto soccorso per la psiche, tramite consulenze telefoniche e piattaforme web, per supportare le persone in quarantena, in isolamento, coloro che sono in attesa di eseguire i tamponi ai drive-in, quanti si ritrovano a pensare da lontano ai parenti ricoverati senza possibilità di visitarli e confortarli e anche coloro che hanno perso i propri cari senza dare loro l’ultimo, desiderato, saluto.
Dottor Calvani, la seconda ondata è peggiore della prima per l’animo umano? “Temo che l’ansia che tutti abbiamo vissuto nel primo lockdown si sia trasformata per molti in rabbia e paura, ovvero quei sentimenti che hanno portato a non sventolare più dalle terrazze gli striscioni #andràtuttobene, a non intonare più cori e canzoni in omaggio al personale sanitario, a non fidarsi dei dati scientifici, a scatenare rivolte di piazza e, purtroppo, ad alimentare il pericoloso e incrementato atteggiamento propagandato senza sosta da riduzionisti e negazionisti del Covid”.
Quindi, secondo lei, i negazionisti, che si creano una realtà parallela e anti-scientifica, fondamentalmente hanno paura? “Riprendo le parole dello psichiatra Claudio Mencacci, Presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia: “Chi nega l’esistenza del virus lo fa per paura. Così facendo espone non solo se stesso ma anche tutti gli altri al rischio del contagio”. I negazionisti, che non riescono a fronteggiare il fenomeno, non vivono sul piano di realtà, anzi non tollerano alcuna condizione che provenga dalla ragione e dalla scienza e si pongono al di fuori del ragionamento cognitivo. Attivano la parte irrazionale del cervello e cercano soltanto altri replicanti che la pensino come loro, creando addirittura il loro mondo attraverso fake news, per fortuna immediatamente denunciate dai medici e responsabili sanitari, con narrazioni di (falsi) ospedali vuoti, (falsi) letti vuoti e (false) assenze di ambulanze in coda”.
Dopo la giusta condanna di queste posizioni, la domanda topica è: quale può essere il giusto atteggiamento mentale per affrontare l’incertezza di periodi dominati dal virus e un domani in cui la normalità sarà inevitabilmente diversa? “La deflessione dello stato d’animo è una costante ineliminabile in quanto viviamo in un’epoca profondamente mutata. Rinunciare, lamentarsi, delegare a terzi è sbagliato. E’ vero che si sono dovuti ridefinire gli stili relazionali – al posto della vicinanza la distanza, al posto del contatto fisico la condivisione responsabile delle nuove regole di vita – , ma ciò non esime ognuno di noi dall’impegno e dal controllo di quanto è in nostro potere, ovvero la salute psico-fisica, gli stili di vita che devono restare improntati alla cura di sé, dall’aspetto fisico e da quello nutrizionale fino alle aree del benessere interiore, penso alle forme di meditazione, respirazione, all’attività fisica, e al supporto psicologico in senso stretto”.
Dobbiamo eliminare le parole ‘programmi’ e ‘futuro’ dal nostro vocabolario? “Consiglio a tutti di non fare programmi a medio-lungo termine, bensì di concentrarsi sul qui e ora, come insegna egregiamente la tecnica Mindfulness, e ad accettare la realtà per quella che è. Non dobbiamo dimenticare la capacità di attivare nuove forme di autenticazione di sé e di vivere il tempo in maniera nuova. Prima eravamo abituati a padroneggiarlo, ad organizzarlo secondo la nostra volontà, ma il tempo non è una nostra proprietà, questo il Covid dovrebbe averlo squadernato in maniera travolgente a tutti”.
Eppure tutti parlano di “tempo sospeso”… “Veramente siamo noi che troppe volte non siamo capaci di riempirlo di senso. Abbiamo trascorso gli ultimi dieci anni a costruire esistenze virtuali, digitali che hanno sostituto quelle reali, per poi rimpiangere i contatti fisici che non si possono avere”.
A proposito di contatti fisici, il Covid ha consentito anche il recupero del valore del lutto, rimosso da sempre dalle nostre esistenze come fatto disturbante, poi espunto per decreto e oggi difficilmente celebrabile sia come accompagnamento accanto all’ammalato sia come ultimo saluto. Anche questo si traduce in senso di colpa e rabbia? “Basterebbe la dura lezione arrivata con le bare accatastate senza fiori, con la diaspora verso inceneritori di varie Regioni d’Italia, con le lunghe file di camion militari. Dobbiamo supportare quanti non sono riusciti e non riusciranno a stare vicini agli ammalati per affiancarli nell’elaborazione di un lutto da distacco e da forzata lontananza”.
Un piccolo ed invisibile ‘nemico’ ha terremotato la struttura delle nostre magnifiche sorti e progressive… “L’uomo non è Dio e non è onnipotente e molto spesso, per l’ardore di scoprire e imporre il suo dominio sul Creato, rischia di autodistruggersi. Forse va rivista l’idea antropocentrica che considera l’uomo come una specie di potenza muscolare assoluta che sfida la natura, inclusa la sua”.
Scritto da Irene Giurovich
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