Ecosistema urbano, Pordenone si conferma un’eccellenza a livello nazionale per la raccolta differenziata
Legambiente con l’istituto di ricerca Ambiente Italia e con la collaborazione de Il Sole 24 Ore ha redatto la 27^ edizione del rapporto “Ecosistema Urbano” che traccia la fotografia delle prestazioni ambientali del Paese attraverso una analisi dei numeri dei capoluoghi di come sempre cinque principali componenti ambientali presenti in una città: aria, acque, rifiuti, mobilità, energia.
Gli indicatori
Gli indicatori di Ecosistema Urbano sono normalizzati impiegando funzioni di utilità costruite sulla base di alcuni obiettivi di sostenibilità. In questo modo i punteggi assegnati su ciascun indicatore identificano, in parole semplici, il tasso di sostenibilità della città reale rispetto ad una città ideale (non troppo utopica dato che, in tutti gli indici, esiste almeno una città che raggiunge il massimo dei punti assegnabili). Per ciascuno dei 18 indicatori, ogni città ottiene un punteggio normalizzato variabile da 0 a 100.
La mobilità rappresenta il 25% complessivo dell’indice, seguita da aria e rifiuli (20%), acqua e ambiente urbano (15%) ed energia (5%).
Come sempre, è stata confermata la scelta di privilegiare gli indicatori di risposta (che misurano le politiche intraprese dagli enti locali) che infatti pesano per oltre la metà del totale (59%), mentre gli indicatori di stato valgono il 20% e gli indicatori di pressione il 21%.
Anche l’edizione di quest’anno prevede l’assegnazione di un punteggio addizionale (in termini di punti percentuali aggiuntivi) per quelle città che si contraddistinguono in termini di politiche innovative, gestione efficiente delle risorse e risultati raggiunti in quattro ambiti: recupero e gestione acque, gestione rifiuti, efficienza di gestione del trasporto pubblico, modal share. Nessun capoluogo friulano l’ha avuto.
I dati derivano tutti da dati originali raccolti da Legambiente eccezion fatta per l’uso efficiente del suolo (elaborazione Legambiente su dati ISPRA e ISTAT), capacità di depurazione e disponibilità di verde urbano (ISTAT), tasso di motorizzazione e incidenti stradali (ACI e ACI – ISTAT).
A livello regionale va segnalato che Trieste non ha inviato i dati relativi al 2019 e pertanto i valori evidenziati negli indicatori descritti di seguito fanno riferimento al dato del 2018 fatta eccezione per quelli raccolti su dati ISPRA, ACI e ISTAT.
Il rapporto elaborato da Legambiente FVG con le performance ambientali delle 4 città capoluogo del Friuli Venezia Giulia
La qualità dell’aria dei quattro capoluoghi presenta una alternanza di situazioni, a fronte di leggeri miglioramenti per il biossido di azoto e l’ozono si registra un innalzamento dei livelli di polveri sottili che inverte la situazione rispetto all’anno precedente.
I consumi idrici nei 4 capoluoghi di provincia (per Trieste il dato è quello del 2018) dopo aver subito una riduzione importante nel periodo 2004 – 2008, si sono pressoché stabilizzati negli ultimi 5 anni; anche il 2019 conferma una leggera flessione dei consumi rispetto al 2018. Il valore medio regionale (159,5 l/giorno pro capite) pur abbassandosi di circa l’1,5% rispetto al 2018 (e del 4,8% rispetto al 2017) resta superiore al valore medio italiano, pari a 148 l/giorno pro capite, di circa l’8%. Trieste (dato 2018) è il capoluogo con minor consumo con 140 lt/ab/gg, Udine si conferma al primo posto in Regione con un valore di 174,1 litri per abitante giorno.
La dispersione della rete (ovvero la differenza tra l’acqua immessa e quella consumata) presenta, nella media, una situazione migliore rispetto alla media nazionale dei capoluoghi di provincia (10 punti % in meno). Il capoluogo più virtuoso si conferma Pordenone che migliora il dato del 2018 e si colloca tra le 6 città italiane che riescono a contenere le perdite entro il 15%. Gorizia peggiora il dato 2018 con un più 7,7% di perdite. Trieste (dato 2018) mantiene il primato delle perdite di rete in Regione con un valore del 40,7%.
La capacità di depurazione ovvero la percentuale di popolazione servita da rete fognaria delle acque reflue urbane (dati ISTAT) vede Gorizia, Udine e Trieste sopra il 90%, mentre Pordenone conferma l’incremento sostanziale fatto registrare nel 2017 (dal 62% del 2016 al 76% del 2017) ma rientra tra le 11 città che non raggiungono l’80%.
La produzione pro capite di rifiuti urbani continua a crescere in tutti i capoluoghi, con una produzione annua che va dai 479 kg/ab/anno di Trieste (dato 2018) fino ai quasi 600 kg/abitante di Udine, innalzando (più 2% circa) la media regionale a 517 kg/ab/anno (nel 2018 era pari a 507 kg/abitante) a fronte di una media nazionale di 530 kg pro capite.
Aumenta ancora di più la forbice tra i dati regionali e il valore obiettivo simbolico stabilito nel rapporto di 1 kg al giorno per abitante (pari a 365 kg/abitante).
In leggera crescita la percentuale della raccolta differenziata che raggiunge un valore medio di 64,25% poco distante dall’obiettivo di legge del 65% fissato per il 2012 ma con sostanziali differenze tra le quattro città. Pordenone si conferma un’eccellenza a livello nazionale, è seconda assoluta con l’86,1% (dietro solo a Ferrara). Udine migliora il dato del 2018 superando la soglia del 66%; Gorizia invece cala leggermente (meno 1,8%) non riuscendo ancora a raggiungere l’obiettivo del 65%. Per Trieste il dato non è stato aggiornato e il 41% si riferisce al 2018.
Gli indicatori del trasporto pubblico (che sono costruiti suddividendo le città in base al numero di abitanti) evidenziano un calo rispetto agli ultimi anni: il servizio di trasporto pubblico valutato in termini assoluti di numero viaggi/abitante/anno diminuisce in tutte le città (per Trieste il dato è riferito al 2018), il valore medio regionale diminuisce da 128 a 125 viaggi per abitante. Mediamente stabile l’offerta di trasporto pubblico calcolata in chilometri percorsi dalle vetture per ogni abitante residente; il calo di Udine viene bilanciato dall’incremento registrato a Pordenone.
Contestualmente il tasso di motorizzazione (auto circolanti/100 abitanti) è cresciuto a Gorizia (68) e Udine (67), mentre resta stabile a Pordenone (73) (per Trieste il dato è riferito al 2018). Fatta eccezione per Trieste (53) tutte le altre città regionali superano il tasso medio dei capoluoghi italiani pari a 64,6 auto ogni 100 abitanti; Pordenone rientra tra le 20 città italiane che registrano un tasso superiore a 70 auto/100 abitanti.
L’estensione dei percorsi ciclabili e, più in generale, di tutte le misure infrastrutturali a supporto della ciclo-mobilità (che vanno a formare l’indice di metri quadri equivalenti di percorsi ciclabili ogni 100 abitanti) cresce leggermente a livello di indice medio dei capoluoghi regionali che con 9,50 metri equivalenti supera la media dei capoluoghi italiani pari a 8,65 (m_equiv/100 abitanti). La crescita va ascritta sostanzialmente all’aumento dell’indice a Pordenone (più 1,77 metri equivalenti). Nel computo sono stati considerati i km di piste ciclabili in sede propria, in corsia riservata, su marciapiede, su piste promiscue bici/pedoni e nelle zone con moderazione di velocità a 20 e 30 km/h.Pordenone (unica in regione) fa registrare anche un lieve incremento dei chilometri totali di piste ciclabili (più 2,9 km).
Il tema delle energie rinnovabili è rappresentato dall’indicatore che valuta la diffusione del solare termico e fotovoltaico installato su strutture pubbliche in termini di potenza complessivamente installata su impianti solari (termici e fotovoltaici) realizzati su edifici di proprietà comunale ogni 1.000 abitanti residenti. In leggero aumento (più 2,5%) il valore medio che passa da 5,97 a 6,12 kW/1000 abitanti (4,87 kW/1000 abitanti la media a livello nazionale). Pordenone mantiene il primato a livello regionale staccandosi nettamente da tutti gli altri tre .
Disponibilità di alberi in area di proprietà pubblica ogni 100 abitanti. Dopo i primi anni in cui si è registrata una sostanziale stabilità e omogeneità a livello regionale, nel 2019 si è avuto un aumento del valore medio, che passa da 22,25 a 23,75 alberi/100 abitanti e supera il dato medio nazionale (21,7 alberi/100 ab). Questo incremento è dovuto a Pordenone che registra una disponibilità di 35 alberi/100 abitanti (erano 29 nel 2018), segue Gorizia con 26 che precede Udine con 24, mentre Trieste ha solo 10 alberi /100 abitanti.
Il Verde fruibile in area urbana (mq/abitante – fonte ISTAT, 2018) registra una sostanziale stabilità nella dotazione delle città regionali: Gorizia 137 mq/ab; Pordenone 111,4 mq/ab; Trieste 66,8 mq/ab e Udine 21,6 metri quadri per abitante.
Efficienza di uso del suolo in relazione alle espansioni edilizie. Il punteggio dell’indice (0-10) è attribuito componendo due indicatori: il consumo di suolo pro capite, fotografia dello stato di fatto alla soglia più recente, e la “land use efficiency”, indicatore SDG 11.3.1, che ne valuta i cambiamenti sempre in rapporto ai residenti (punteggi più bassi conseguono al concorso tra crescita di consumo di suolo e calo dei residenti). Trieste (in leggero calo) conferma il primato con 8,20 punti questo anche a causa della elevatissima compattezza dell’abitato (= alte densità). Seguono Pordenone con 6,00 che migliora sostanzialmente il proprio indice rispetto al 2018 (3,95); Udine che registra un evidente peggioramento con un indice pari a 4,6 (6,65 nel 2018), e Gorizia sostanzialmente stabile con 3,00 (3,25 nel 2018). Il dato peggiora se consideriamo la media regionale: era 6,4 nel 2017 scesa a 5,71 nel 2018 e al successivo 5,4 nel 2019.

Commenti:
Sandro Cargnelutti, Presidente Regionale. “Oggi le città devono diventare laboratorio di innovazione per migliorare la qualità ambientale, l’utilizzo delle risorse in modo efficiente e circolare e l’adattamento ai cambiamento climatici. Queste scelte influenzano anche i comportamenti dei cittadini e ne vengono influenzate. Il rapporto che annualmente stiliamo è un contributo alla lettura di alcuni processi che determinano la qualità e la resilienza dei sistemi urbani. Più spazio alla natura e ai cittadini nelle nostre città, come sfida prossima. E la questione delle infrastrutture verdi e della mobilità urbana diventano centrali”.


