A tu per tu con il sindaco di Udine Pietro Fontanini
Il Sindaco assicura: “L’emergenza è stata gestita al meglio”
La riapertura dell’Italia si avvicina, ma quanti Comuni sono veramente pronti? Rispetto alle altre regioni del nord, in Friuli Venezia Giulia la diffusione del virus sembra essere stata contenuta. Lo dicono i numeri, i contagi giornalieri sono pochi, eccezion fatta per Trieste, i focolai rari e pienamente controllabili. Per questo motivo città come Udine sembrano essere molto più pronte rispetto ad altre per la Fase 2, per un graduale ritorno alla normalità. Non a caso è proprio dal capoluogo friulano che arriva la richiesta di una riapertura anticipata di tutte le attività economiche. Ristoranti, bar e negozi, viste le condizioni, possono riaprire in sicurezza già prima della fine di maggio.
“La situazione a Udine è in continuo miglioramento e la curva, come si evince dai numeri sull’epidemia che quotidianamente riceviamo dalla Protezione Civile, è ormai da settimane in flessione” – ci spiega il sindaco di Udine Pietro Fontanini – “Abbiamo le carte in regola per la ripartenza, qui la situazione è nettamente migliore rispetto ad altre città del nord Italia. Per questo motivo mi auguro che dal Governo arrivi al più presto il via libera per la riapertura di tutte le attività. Bisogna capire che non tutti i territori sono uguali e che c’è una marcata differenza tra le città, se altrove la situazione è ancora emergenziale noi a Udine siamo pronti per una ripresa in piena sicurezza. Abbiamo bisogno di ricominciare a vivere, dobbiamo dare la possibilità a tutte le attività che sono in sofferenza, in particolar modo ristoranti, bar e negozi, di tornare a lavorare”.
La città, va riconosciuto, fin dai primi giorni di emergenza ha sempre avuto numeri bassi, il virus qui ha aggredito meno anche perché sono state adottato fin da subito delle misure restrittive:
“L’indice che calcola il numero delle persone in quarantena sommate ai positivi al vrius ogni mille abitanti è da settimane sceso sotto l’1, questo grazie anche a certe misure preventive, all’inizio molto criticate, che abbiamo adottato. Non abbiamo perso tempo, quando in altre città si poteva circolare senza restrizione alcuna, a Udine abbiamo emesso tempestivamente delle ordinanze per quanto riguarda il distanziamento e la chiusura dei locali. Queste regole ben precise unite al controllo capillare della Polizia Locale ci hanno permesso di contenere l’epidemia. Inoltre ci tengo a sottolineare il comportamento responsabile dei nostri cittadini, che in questi due mesi hanno saputo adattarsi all’emergenza. Se da questa situazione usciremo prima rispetto ad altre città sarà merito di tutti”.
Anche nelle case di cura, che altrove sono diventate luogo di autentica strage, l’emergenza è stata gestita nel migliore dei modi: “Le nostre case di cura non sono diventate sedi di focali e questo per noi è un successo. Queste grandi strutture, la Quiete conta 450 ospiti, sono state mantenute sotto controllo. Il rischio contagio, grazie ad una serie di precauzioni come il divieto delle visite parentali, la sanificazione degli ambienti e il monitoraggio del personale, è stato scongiurato”.
Il Friuli non è la Lombardia, se le condizioni sono queste la ripresa può davvero essere anticipata e Udine può farsi sperimentatrice della Fase 2: “E’ sbagliato pensare che tutta Italia debba riaprire nelle stesse date. Non siamo tutti uguali, ci sono delle province più colpite, nelle quali ancora oggi l’indice epidemico è molto alto, e altre invece che in cui la situazione è assolutamente sotto controllo. Noi possiamo ripartire prima rispetto ad altre città. Se non vogliamo piombare in una pesante crisi economica non possiamo assolutamente aspettare la Lombardia. Le attività commerciali devono poter riaprire prima del 18 maggio. Dobbiamo riavviare al più presto la macchina, non possiamo permetterci di tenere tutto fermo”.
Continuo è il confronto con i rappresentanti di categoria per studiare un piano efficace: “Il dialogo è costante, il Comune si è messo a disposizione degli imprenditori ed è pronto a contribuire alla ripresa dell’attività. Siamo disponibili ad assecondare le richieste, come aumentare gli spazi di occupazione del suolo pubblico., Agiremo, inoltre, sulla tassa dei rifiuti, vogliamo abbonare almeno due mensilità della Tari per chi ha degli esercizi commerciali. 900 mila euro il costo per le casse comunali che siamo ben lieti di sostenere, non è giusto far pagare agli esercenti un servizio di cui non hanno usufruito. Si tratta di primi strumenti di sostegno, Udine non abbandonerà le imprese”.
Una riapertura comunque graduale e nel pieno rispetto delle regole: “Non possiamo pensare di tornare subito alla vita di prima, sarà importante in questa fase di passaggio continuare ad indossare gli strumenti di protezione individuali e adottare le misure di contenimento sociali. Bisognerà abituarsi a tenere le distanze di sicurezza, ad evitare assembramenti, ad usare le mascherine, a sanificare gli ambienti. Non ho dubbio alcuno sui nostri cittadini, il loro comportamento sarà esemplare come lo è stato fino ad ora. Se si seguiranno le regole non vi sarà pericolo alcuno. E’ questione di organizzarsi e di adattarsi al momento di difficoltà”.
Riprenderanno anche i progetti in cantiere, come il rifacimento di via Mercatovecchio: “Abbiamo sollecitato le due ditte che stanno operando sul cantiere. Hanno l’autorizzazione governativa per riprendere subito a lavorare. Non c’è più tempo da perdere”.
Ripartire con forza e guardare con fiducia al futuro: “Sono ottimista, vedo una luce in fondo al tunnel. Per questo motivo continuiamo con la nostra programmazione, con gli interventi sul territorio. L’unica cosa che abbiamo dovuto cancellare o slittare all’autunno sono certi eventi che avevamo in programma. Spero di poter salvare Friuli Doc però ancora non ho la certezza che questo sia possibile. Dobbiamo capire se per settembre si potrà far partire la macchina organizzativa, se non ci saranno contagi ci proveremo”.
di Stefano Pontoni


