Suicida a 22 anni, a dodici mesi di distanza, la famiglia vuole chiarezza
È passato quasi un anno dal suicidio di Gian Maria Soncin. Sul fatto la Procura di Udine ha aperto un fascicolo e i genitori, Claudio Soncin e Valdimara Zecchinel, vogliono sia fatta luce sulle eventuali responsabilità di chi poteva aiutare il ventiduenne. I legali della famiglia di San Vito al Tagliamento, con una gelateria a Lignano, hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione da parte del sostituto peocuratore Annunziata Puglia.
Gian Maria si era innamorato di una ragazza, ma una storia che poteva essere importante si è rivelata essere fonte di grande tristezza. Dopo aver visto l’amata con un altro in discoteca, ha litigato con lei e, pare con parecchio alcool in corpo, ha preso la macchina e se n’è andato. Da lì l’ultimo messaggio del ragazzo e lo schianto contro un palo. Al momento dell’arrivo delle forze dell’ordine, il ventiduenne non era sul luogo del sinistro, ma è stato trovato senza vita il giorno dopo nella pineta di Lignano.
I genitori vogliono che sia fatta chiarezza su quanto la relazione abbia influito sul gesto del figlio, sul perchè non siano stati attivati soccorsi per la sua situazione psicologica e se l’atto sia stato agevolato da qualcuno. I legali infatti sottolineano come il cellulare sia stato sequestrato senza espletare nessun atto investigativo, inoltre lo psichiatra torinese Alessandro Meluzzi ritiene che le condotte cognitive, emozionali e affettive attuate nei mesi della relazione dal ragazzo, in aggiunta al messaggio finale “ti ho amato tanto” possono essere considerate istigazione al suicidio. Vengono sollevati dubbi anche sulle modalità del soccorso al momento dell’incidente, almeno 7 persone si sarebbero fermate sul posto, senza però aiutare il ragazzo, inoltre le forze dell’ordine sarebbero giunte sul posto un’ora dopo il sinistro, circostanze che la famiglia vuole vengano approfondite, per valutare eventuali responsabilità.


