Gli sci come mezzo di integrazione: corsi gratuiti per i profughi e scatta la polemica
Gli sci come mezzo di integrazione. E’ questo il progetto che ha coinvolto un gruppo di 18 giovani minori provenienti da Bangladesh, Somalia, Guinea, Mali e Ghana che si sono ritrovati sulle piste per imparare a sciare. Una missione non facile sicuramente per chi come lo è cresciuto in paesi dove la neve è cosa rarissima.
“E’ una possibilità per sentirsi uguali ai loro coetanei italiani. Imparano a praticare uno sport e a socializzare con ragazzi e ragazze della loro età” ha spiegato Renato Garibaldi, il gestore del centro che li ospita a Cercivento.
Una volta a settimana c’è chi sale sui laghetti di Timau e partecipa ai corsi di sci di fondo: “Imparano che lo sport è anche fatica” spiega sempre Garibaldi, e chi invece si cimenta sui pendii dell Zoncolan con la discesa libera: “Sono felicissimi di imparare, alla faccia delle polemiche che questa iniziativa ha suscitato nel recente passato”
Di polemiche infatti questo progetto ne ha provocate tantissime ma Garibaldi spiega: “Per ciascun minore straniero non accompagnato percepisco 55 euro giornalieri con i quali devo garantire vitto, alloggio, spese sanitarie, istruzione e formazione ai ragazzi. Il costo del corso di sci è di 30 euro a persona. Ritengo che lo sport sia importante per tutti i ragazzi, italiani e stranieri, inoltre penso che i fondi erogati per i minori stranieri vadano spesi per loro, non intascati, ecco perché li porto sulla neve a sciare”.
“La prima forma di razzismo in danno ai nostri bambini e ai nostri ragazzi è proprio regalare agli ultimi arrivati corsi di sci che tante famiglie friulane non possono permettersi” ha tuonato invece Barbara Zilli della Lega Nord, commentando questa iniziativa. “Fa rabbia vedere il ripetersi di un’iniziativa che rappresenta un vero e proprio ceffone nei confronti di tutti quei friulani che pagano le tasse faticando ad arrivare a fine mese e che avrebbero certamente piacere di passare un week end in famiglia sulla neve”.


